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Leapmotor si prende la Thailandia e vuole fare come Toyota

Leapmotor rileva le attività in Thailandia e valuta una fabbrica da 60.000-80.000 auto l’anno. Obiettivo: 100 sedi entro il 2028.

leapmotor

Leapmotor mette in gioco grandi ambizioni: in Thailandia non vuole più fare l’ospite. Ha costituito una società tutta sua, la Leapmotor (Thailand) Co., Ltd., con 100 milioni di baht di capitale, circa 2,6 milioni di euro. Fino a ieri il brand cinese si affidava a Phra Nakorn Automobile, importatore e distributore, che resta in campo con due showroom a Bangkok, a Lat Phrao e a Ratchayothin. Adesso a tenere il volante è direttamente Leapmotor.

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A dirlo è Liam Liu, direttore generale della nuova filiale, che intervistato dal Bangkok Business News non è andato per il sottile. La Thailandia è un mercato strategico, ha spiegato, e il modello è Toyota: restare per decenni, dalla produzione all’assistenza post-vendita. Detto da un marchio che qui vende ancora poche centinaia di auto, risulta una promessa pesante da mantenere.

leapmotor thailandia

Il piano industriale, intanto, è già sul tavolo. Leapmotor sta studiando l’assemblaggio locale in kit CKD e a novembre una squadra dalla Cina atterrerà a Bangkok per i sopralluoghi. Le strade possibili sono quattro: affidarsi a un produttore a contratto, fare una joint venture, comprare uno stabilimento esistente o costruirne uno nuovo. L’obiettivo di partenza è una capacità di 60.000-80.000 veicoli l’anno.

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Non mancano i fondi e il consiglio di amministrazione può approvare le richieste di budget in due settimane. Nel mondo dell’auto, dove un via libera di solito richiede mesi e un paio di comitati, è un dettaglio che fa quasi invidia.

I numeri attuali, però, raccontano un’altra storia. Il SUV medio C10 è arrivato a novembre 2024, il compatto B10 a ottobre 2025, e insieme hanno totalizzato circa 450 unità. Poca cosa. Da qui a dicembre Leapmotor ne prevede però tra 3.000 e 5.000, in gran parte grazie al SUV compatto B03X, atteso il 31 ottobre. Nel 2027 arriveranno almeno altri due modelli e il traguardo sale a 10.000 vendite.

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La rete segue lo stesso schema di crescita accelerata. Oggi i punti tra showroom e centri di assistenza sono 12. Entro fine 2026 dovrebbero diventare 30, poi 65 nel 2027 e 100 nel 2028. Quasi un raddoppio all’anno, in un mercato dove i marchi giapponesi giocano in casa da sempre e non hanno alcuna fretta di cedere il posto.