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Acquisizioni estere, FCA rimarrà in italia?

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Ti dicono che le aziende vanno e vengono, che cambia la proprietà, la tecnologia, la formazione di amministrazione, i manager, la qualità dei prodotti, le aree di mercato e molto altro ancora. Salgono e scendono in relazione alle crisi economiche che tormentano tutti e vogliono farti credere che questa evoluzione naturale del cambiamento riguarda anche la nazionalità dell’impresa. Che cosa importa se entra un paese più grande del nostro, che viene dall’altra parte del mondo a prendere il controllo di un azienda?

Per primo, garantisce la continuità anche nei giorni difficili,  secondo, rende più facile l’espansione a nuovi mercati e nuovi Paesi, infine terzo, è una bella garanzia per i dipendenti e i dirigenti che sanno di entrare a far parte di una struttura più grande, che si allarga nel modo e attribuisce un che di universale alla tua fabbrica. Per esempio, in Italia è entrata la Cina, comprando la Pirelli e arrivando addirittura gli applausi. Il caso Pirelli, un’azienda italiana  di simbolo mondiale, che improvvisamente diventa di proprietà cinese è come un fortissimo colpo di scena. La parte importante dell’annuncio, è che la Pirelli, non sarà più un azienda italiana anche se terrà gli stessi manager e gli stessi lavoratori italiani che c’erano prima. Mentre si apre l’evento di cui stiamo parlando, è impossibile non parlare anche di Fiat, ovvero di Fca. Un gruppo che possiede alcuni stabilimenti in Italia, ma adesso è una fabbrica di automobili americana.

L’America, come la Cina, è un paese forte e sproporzionatamente grande, per questo si sente di aver il compito di dominare. Con questo l’Italia ha perduto per sempre il prestigio che veniva dall’ essere la casa (dunque anche il luogo) della Fiat, con il valore, conosciuto e apprezzato, non solo dei prodotti ma anche delle persone addette alla grande fabbrica mondiale italiana. Infatti, per non creare equivoci, la Fca ha subito americanizzato la Ferrari (oltre ad altri modelli d’auto), che aveva dato per decenni al Paese Italiano, il prestigio che nessun governo e nessuna politica avrebbe mai potuto dare. Inoltre ormai si deve dire “ai tempi di Agnelli” e “ai tempi di Montezemolo” per indicare epoche diverse in cui tutto ciò che era italiano ora è diventato americano.

Dunque il caso Pirelli, grande impresa e simbolo italiano e il caso Fiat, che ha radicalmente traslocato negli Usa, pur lasciando fabbriche minori (alcune ferme) in Italia, sono casi identici per la perdita del nostro Paese. Si può capire che il governo se ne occupi poco e finga anzi di leggere a rovescio questi due gravissimi episodi di perdita del prestigio industriale italiano (lealmente Marchionne aveva ritirato la Fiat dalla Confindustria prima della rimozione dei suoi punti decisionali, industriale, fiscale, legale) andando a dire che ci comprano perché finalmente siamo desiderabili.

contraccolpi di queste notizie, saranno duri per la piccola e laboriosa Italia dell’industria minore; d’ora in poi infatti chiunque si presenterà in giro per il mondo non verrà più dal Paese della Fiat, della Pirelli, della Ferrari, verrà da un Paese di vacanze.

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