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Crisi dei chip: le Case puntano su auto con meno tecnologia

La penuria dei microprocessori mette in seria difficoltà le aziende automotive

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Fare di necessità virtù. Se Taiwan produce microprocessori per le aziende che fanno computer, allora le Case auto si adeguano. Per la crisi dei chip, i Costruttori possono escogitare una soluzione di questo genere: immettere sul mercato vetture con contenuti tecnologici leggermente inferiori.

A segnare la via è stato il gruppo Stellantis. Infatti, la Peugeot 308 di vecchia generazione ha la strumentazione analogica anziché quella digitale. Chiaro che è un passo indietro, ma l’alternativa qual è? Fermare la produzione. O lasciare i veicoli assemblati alla bell’e meglio nei piazzali, in attesa dei chip. 

Sarebbe un effetto domino pericoloso, sul collo di un settore già provato dalla recessione globale e dal Covid: lì dove si può, cassa integrazione o altri strumenti paracadute per i lavoratori. Quindi, meglio modelli che hanno una dotazione inferiore o un numero di optional appena più basso.

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Crisi dei chip: sconto per le auto meno tecnologiche?

Così, il cliente che ha ordinato la vettura non ha neppure modo di spazientirsi per attendere la macchina. A questo punto, però, si deve andare in assoluta e totale protezione di elemento sacro nel circuito automotive: lui, il consumatore. Che ha diritto a uno sconticino. Se l’auto costa 30.000 euro di listino, con la dotazione completa, a un seppure piccolo downgrade tecnologico dovrebbe corrispondere un proporzionato ribasso dell’esborso complessivo.

Esistono anche altri sconti, che non quelli immediati in denaro, in euro. In particolare, si possono aggiungere pacchetti gratuiti con le promozioni, come un’assicurazione Furto e incendio, o una polizza Infortuni. Oppure un allungamento della garanzia: non due anni, come da legge, ma un anno in più. O ancora, la manutenzione senza spese, per un certo chilometraggio annuale. O magari un finanziamento a tasso ultra agevolato, con Taeh complessivo che rasenti lo zero.

Insomma, per la crisi dei chip dovuta al coronavirus, le Case sono del tutto innocenti. Ma a pagare il caos non dev’essere certo il consumatore, anch’esso provato dalla pandemia mondiale. 

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