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Fiat: reintegrati i 5 operai licenziati per la finta impiccagione di Marchionne

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Fiat: la Corte D'Appello ordina a Fiat Chrysler di reintegrare i 5 operai licenziati per la messa in scena dell'impiccagione di Sergio Marchionne

Dopo oltre due anni dal loro licenziamenti, 5 operai di Fiat Chrysler Automobiles che lavoravano nello stabilimento di Pomigliano d’Arco, dovranno adesso essere reintegrati. Questo almeno secondo quanto stabilito da una sentenza della Corte d’Appello di Napoli, che ha ribaltato il giudizio di primo grado, accogliendo le richieste dei 5 operai licenziati. Il licenziamento da parte di Fiat Chrysler era avvenuto nel mese di giugno del 2014. La causa del licenziamento era dovuta al fatto di aver mostrato, durante una manifestazione di protesta, il manichino impiccato del numero uno del gruppo italo americano, l’amministratore delegato Sergio Marchionne.

Gli operati di Fiat non avrebbero istigato alla violenza

Una  rappresentazione che evidentemente non deve aver fatto molto piacere al Ceo di Fiat Chrysler Automobiles. I giudici hanno deciso che la “rappresentazione scenica” messa in atto dalle 5 tute blu licenziate non riguardava un omicidio, ma bensì un finto suicidio. Quindi secondo i giudici di Napoli della Corte d’Appello, non vi sarebbe stata istigazione alla violenza, come inizialmente ipotizzato, non si sarebbero dunque travalicati i limiti del poter fare critiche e valutazioni all’altrui operato. Questo ovviamente pur considerando assai aspra, macabra e sarcastica questa forma di dissenso, manifestata dai 5 lavoratori dello stabilimento FCA di Pomigliano d’Arco.

Luigi De Magistris sindaco di Napoli elogia l’operato dei giudici

 Ovviamente gli operai coinvolti nella causa con Fiat Chrysler non hanno potuto fare altro che festeggiare la sentenza in Piazza del Plebiscito, insieme a tutti i cittadini e ai numerosi comitati che li hanno sostenuti e difesi in questi anni. Le tute blu a caldo hanno dichiarato che la loro è stata una battaglia dura, che hanno vinto un po’ come fossero dei novelli Davide contro Golia. Secondo gli operai, che adesso dovranno essere reintegrati, ha vinto il diritto d’opinione.
Anche l’attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha voluto commentare la notizia. Egli si è detto molto contento di questa decisione della Corte d’Appello di Napoli, che secondo il sindaco ha tutelato il diritto dei lavoratori di poter esprimere la propria opinione di dissenso anche in maniera molto dura, senza per questo essere puniti con un licenziamento, che è stato giudicato da questa sentenza come un qualcosa di illegittimo. 
Sergio Marchionne Fiat Chrysler
Il Ceo di Fiat Chrysler Sergio Marchionne

 

La Corte d’Appello ribalta la sentenza di primo grado

La sentenza della Corte d’Appello dunque ha provocato un vero e proprio ribaltamento della sentenza di primo grado arrivata nel giugno 2015 dal Tribunale del Lavoro di Nola, che si era conclusa con il rigetto del ricorso dei 5 operai avverso la decisione presa dai dirigenti di Fiat Chrysler Automobiles. I giudici all’epoca avevano affermato che con questo atteggiamento i 5 dipendenti avevano leso in maniera piuttosto evidente “l’immagine della società e del suo amministratore delegato”, dando dunque ragione al licenziamento da parte di FCA. Al momento, secondo informazioni trapelate da Fiat Chrysler i legali di Fca stanno valutando l’opportunità di ricorrere contro questa sentenza in Cassazione. Questo allo scopo di ribaltare la decisione della Corte d’Appello di Napoli. 
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