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Coronavirus e Salone auto Ginevra: polemiche 

Comunicato discutibile da parte degli organizzatori della rassegna elvetica. Mentre aumentano le perplessità

coronavirus salone ginevra

Di coronavirus e Salone auto Ginevra si parla sempre più. Il motivo? Le rassegne vengono annullate una dietro l’altra. E così gli eventi stampa, le conferenze, le manifestazioni. Si chiudono stadi, musei, discoteche. Giustamente, si fa muro contro il Covid-19. È ovvio che si perdono soldi, le ricadute economiche sono gravi. Ma prima c’è la tutela della salute, il futuro; dopodiché si pensa ai quattrini. Meglio vivere con qualche moneta in meno in tasca, che morire presto un po’ più arricchiti. Chiude tutto. Ma non il Salone auto Ginevra 2020 (3-20 marzo).

Coronavirus e Salone auto Ginevra: quanti rischi

Attenzione ai posti chiusi con gli impianti di areazione che soffiano. Occhio alla promiscuità con persone provenienti da ogni parte del mondo, Italia inclusa, specie la Lombardia, cuore europeo dell’infezione di coronavirus. Fa sorridere chi dice che non c’è nessun forfait. In casi del genere, se uno si muove, poi gli altri vanno a ruota. È sempre così, ovunque e in qualsiasi campo. E fa molto discutere la strana nota degli organizzatori del Salone di Ginevra: il Palexpo, sede della fiera, spiega il da farsi agli espositori. Se provenienti dalle aree a rischio, devono assicurarsi che il personale superi i controlli necessari. E che non abbia mostrato alcun sintomo di infezione nei 14 giorni precedenti l’arrivo in Svizzera.

Cosa vuol dire la nota del Palexpo?

Un po’ misteriosa la nota del Palexpo.

  • Aree a rischio. Cioè quali? Perché sarebbe interessante capire quali non sono a rischio, oggi.
  • Superare i controlli necessari. E quali sarebbero? Boh?
  • Personale che non abbia mostrato alcun sintomo di infezione nei 14 giorni precedenti l’arrivo in Svizzera. Vediamo di tradurre: se uno ha avuto qualche strarnuto, non deve andare al Salone. Noi la capiamo così. Perché i sintomi quelli sono: non convulsioni né occhi fuori dalle orbite. Ma starnuti e tosse perlopiù.

Monitoraggio costante dell’organizzazione del Salone di Ginevra

Gli organizzatori della rassegna elvetica stanno monitorando l’emergenza sanitaria in contatto diretto con l’Ufficio federale della sanità pubblica e con le autorità del Cantone di Ginevra.

  • C’è un programma di pulizia, disinfezione nelle zone pubbliche (i bar, i ristoranti, le toilette) e sui touch screen informativi
  • Il personale del Palexpo è stato addestrato nelle misure di prevenzione a livello igienico.
  • I partecipanti verranno sensibilizzati sul tema attraverso una cartellonistica.
  • Durante l’evento sarà presente personale medico a disposizione dei visitatori.

Ufficio federale della sanità pubblica: si leva qualche voce

Intanto però, a proposito di Ufficio federale della sanità pubblica, si leva qualche voce. Sentiamo Franco Denti, sul Corriere del Ticino, in merito al BAG, ossia all’Ufficio federale della sanità pubblica: Il BAG, ancora nella conferenza stampa di ieri mattina a Berna, pare non abbia ben capito la portata del fenomeno, dice Denti. Che correttamente spiega come sia legittimo chiedersi quali siano le implicazioni per il canton Ticino, tenuto conto anche dei quasi 70.000 frontalieri, per la maggior parte però del nord della Lombardia. Per ora l’unica misura possibile è quella del contenimento della diffusione del virus, che appunto avviene, cercando di isolare i possibili portatori e malati. In caso di emergenza sanitaria, il Consiglio federale può derogare dai trattati di Schengen senza alcun problema.

Che cosa fanno gli altri contro il coronavirus

Importante: la Grecia e la Croazia hanno sospendere tutte le gite scolastiche programmate in Italia. Come dar loro torto? Il ministro degli Esteri croato ha raccomandato di evitare i viaggi in Lombardia e in Veneto. In Francia, infatti, i ragazzi che tornano dalle vacanze passate nel nord Italia vengono messi in quarantena. Sarajevo suggerisce: niente Italia. La Bosnia ha approntato misure di controllo a tutti gli ingressi del Paese. Se il Salone di Ginevra di deve per forza tenere per ragioni note agli organizzatori, forse è il caso che si sbarri la strada agli italiani: una misura normale, comprensibile, a tutela di tutti, degli italiani stessi. Provvedimenti legittimi, che nulla hanno a che fare con la razza, il colore della pelle, la religione.