In Inghilterra si investe sulla tecnologia nelle strade

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L'Inghilterra stanzia ben 15 miliardi di Sterline nel suo Road Investement Strategy. Saranno stanziati diversi milioni per la mobilità intelligente e l'elettrico.

auto elettriche

Sicuramente, leggendo il titolo, molti di coloro che conoscono la cultura del Paese non si saranno sorpresi molto. L’Inghilterra da sempre, è stata precursore di mode e tendenze, e se dobbiamo paragonare il gap di tecnologie che c’è tra il nostro Paese ed il loro, in termini di organizzazione burocratica, faremo meglio a non pensarci nemmeno.

Anche se noi italiani in questo abbiamo molto da recuperare rispetto ad altre nazioni che potremmo definire virtuose nella scelta di adottare la tecnologia per scopi intelligenti, quest’ultima notizia di oggi, suona proprio come una sveglia, considerando anche i gravi disastri che abbiamo in Italia, e la necessità di trovare alternative per poter investire nella giusta maniera i pochi soldi che il governo è riuscito a risparmiare.

L’investimento sulle auto elettriche e la mobilità intelligente

Nel nostro Paese, sicuramente, abbiamo bisogno di parecchi investimenti su diverse cose, e sentire le cifre che l’Inghilterra sta investendo nella mobilità in genere, e più precisamente su un upgrade tecnologico che ha intenzione di fare nei prossimi anni, c’è da chiedersi di quanto noi italiani verremo ancora distanziati sul discorso mobilità.

Secondo le cifre dichiarate alla conferenza del SMMT (Society of Motor Manufacterers and Traders) da Robert Goodwill, Ministro dei trasporti Inglese, e confermate nel Road Investement Strategy, nero su bianco, si può vedere come il Governo Inglese abbia deciso di investire ben 15 Miliardi di Sterline nella mobilità, lasciando diversi milioni di euro da investire nelle auto intelligenti (che si guidano da sole) e nell’elettrico.

In questo modo, andrà a aumentare le già diverse strutture e imprese che in diverse città già testano questa nuova tipologia di mobilità automatizzata, che in Inghilterra è agevolata da restrizioni ed aspetti legali non esistenti. Lo stesso GoodWill vuole fare della nazione punto di riferimento per questo tipo di test, in modo da attrarre investimenti, che già adesso in previsione significano ben 40 miliardi di Sterline fino al 2030.

Sulle auto elettriche invece, il Governo inglese prevede di investire fino al 2020 ben 550 milioni di Sterline, utili a creare un vera e propria rete di distributori, colonnine e stazioni di ricarica elettriche, per riuscire a coprire ben il 95% di tutto il territorio.

Numeri che se paragonati a quelli italiani fanno davvero venire invidia per le cifre investite, ma fanno anche capire il diverso approccio della politica estera rispetto alle novità. In Inghilterra entro qualche anno poter ricaricare la propria auto elettrica a vedere un automobile che si guida da sola sarà la normalità, mentre in Italia, con molta probabilità, per vedere un scenario del genere dovremo attendere ancora diversi anni.

  • Come da noi in Italia (Che vergogna!)

  • wissender

    Ma si confondono le cose completamente, perche se si parla dei trasporti pubblici e’ giusto, ma anche necessario di costruire dei Taxi/Bus/Tram/Metropolitana/Treni elettrici con la mobilita’ automtizzata, ma per le macchine di uso privato, solo per chi lo vuole. Anche perche finirebbe la mobilita’ libera e la passione per le macchine. Che proprio quello che esiste dietro all’ volante. Per le personi che non hanno un legame dell’ genere con la proprio macchina, sara pure adatto, ma per tutti gli altri no. Non e’ vero che bisogna fare tutto quello che fanno gli inglesi, anche perche non e’ proprio cosi, che farebbero tutto giusto. Loro cianno anche la tassa delle citta singole. Chi vuole andare a Londra con la macchina, deve pagare a parte, e con queste tecniche descritte nell’ articolo, si puo giostrare meglio e’ piu eficente il pagamento di questa tassa. Saranno questo e magari altri motivi dell’ genere la verita. Ma poi chi lo sa, e’ solamente il mio parere. Comunque pero, in Italia ce veramente il bisogno di investere nell’ infrastruttura.