Giugiaro e le sue Alfa. Il decennio da Bertone 1959-1969

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Continua l’appuntamento con le “Storie di Design” della Maison Giugiaro. In questo caso analizziamo gli anni che vanno dal 1959 al 1969 in cui Giugiaro mette a disposizione la sua arte per un’altra icona  dello stile italiano, la carrozzeria Bertone.

Lo stabilimento del Portello per gli Alfisti è stato un luogo magico. Non fu solo una fabbrica di auto ma una soprattutto fabbrica di sogni. Questi sogni nascevano magicamente in una realtà industriale allora già considerata antica tra i rumori e i vapori della fonderia ed il frenetico lavorare degli operai.

la "fabbrica dei Sogni", il Portello.
la “fabbrica dei Sogni”, il Portello.

Questi sogni avevano il nome dei Campioni che guidavano e vincevano grazie a ciò che la fabbrica produceva. Erano gente come Ascari, Campari o Nuvolari. I sogni erano le storie di gesta e uomini diventati leggenda magari poi perchè decisero di “cambiare mestiere” come fece il nome più famoso di tutti, quello di Enzo Ferrari. Ecco perchè Il Portello, rumoroso e già vecchio, era la fabbrica dei sogni. L’Italia era in ripresa, lo stabilimento produceva sogni reali e non utopie come le inarrivabili vetture degli anni ’30. Negli anni ’50 Alfa Romeo iniziava a essere il desiderio di tutti o meglio di due categorie: Chi le Alfa le guidava, chi le guardava da innamorato.

Guigiaro oltre ad essere la firma del Design di Bertone per Alfa Romeo fu anche il paradigma di colui che aveva ottenuto il successo. La sua persona rappresentava anche chi in quegli anni  poteva uscire dalle ristrettezze economiche, magari guidando la propria prima Alfa Romeo. Esattamente come lui nel 1964, la sua era una Giulia GT Junior, la sua Alfa era la sua creazione.

L’idea della Giulia GT non nacque in un centro di design come sembrerebbe logico ma in caserma. Giugiaro era già il delfino di Ferruccio Bertone ma nemmeno questo gli impedì di svolgere l’allora obbligatorio servizio di leva. Il modellino, quello che oggi sarebbe il rendering, prese forma in caserma e da li partì per arrivare tra le mani della Bertone.

 Giulia GT Junior, per Giugiaro la prima Alfa guidata da propietario
Giulia GT Junior, per Giugiaro la prima Alfa guidata da propietario

La Bertone all’epoca era una grande azienda, un’altra fabbrica di sogni o forse troppo una fabbrica di sogni. Proprio in Giugiaro vede l’uomo giusto per rivolgersi non più e non solo ad un pubblico elitario, ma per volgere lo sguardo verso i grandi numeri mantenendo l’essenza dello stile e della bella forma che da sempre la contraddistingueva.

Bertone e Giugiaro collaborarono per 6 anni, un periodo di grande successo per entrambi. Prima della GT Giugiaro era stato chiamato da Bertone a svolgere un compito molto impegnativo. Si trattava di dare vita alla Alfa Romeo 2000 Sprint,una grossa e potente coupè elegante e raffinata con una inedita soluzione di design nel muso.2000 sprint

All’epoca tutte le vetture generavano la fiancata a partire dal faro. Erano così Duetto, erano così i Ferrari e tante altre vetture. La 2000 Sprint doveva e voleva essere diversa. Giugiaro inserì due fari , uno più grosso e una più piccolo, in un’unica calandra creando una nuova soluzione di stile.

Dalla 2000 GT derivò poi la Giulia Coupè la quale ricalcava per un gioco di proporzioni e architettura la sua sorella maggiore.

Giugiaro e il suo design furono anche puri esercizi di stile. Nel 1964 nasce la splendida Alfa Romeo Canguro, una snella coupè nata per le corse derivata dal telaio tubolare della Giulia TZ. Il mondo delle corse era però monopolizzato da Zagato e quindi tale esercizio di stile rimase solo prova delle capacità di Giugiaro. La Canguro si ispirava alle linee della Jaguar, filanti e tese, utili sia alla sua dimensione di sportiva ma assolutamente in grado di appagare anche l’occhio. Era piccola per garantire una sezione maestra adatta a correre, era cucita intorno al pilota e limitata negli spazi ma non nella bellezza.

Alfa Romeo Canguro, pensata per correre.
Alfa Romeo Canguro, pensata per correre.

Il 1968 è il momento in cui la Giulia berlina è all’apice della sua carriera. Alfa Romeo e il target a cui la casa si rivolge sono pronti per un prodotto di maggior importanza. Ancora una volta Giugiaro interviene creando una berlina rivolta ad una classe medio alta. Si tratta di qualcosa che sta a metà tra la Giulia ed una sua evoluzione, si tratta della 1750. Stile Bertone, matita di Giugiaro. Elegante, forse un po “presidenziale”, non era così diversa dalla Giulia. Giugiaro interviene allungando di soli 6 cm il passo, aumentando in modo più considerevole lo sbalzo anteriore e posteriore. Ancora una volta un successo.

La 1750, il salto della Giulia
La 1750, il salto della Giulia

il 1969 è il momento di un altro straordinario esercizio di forma. Al salone di Torino viene presentata sulla meccanica della 33 la Alfa Romeo Iguana. Stupisce con un frontale estremamente rastremato anticipando le forme che caratterizzeranno il gusto dei successivi anni ’70. All’anteriore e al posteriore sono presenti particolari prese d’aria a forma di branchie di squalo. bassissima e filante la Iguana ha un nome che suona veramente allegorico ( al contrario ) nel senso che la forma del mezzo ricorda in qualche modo le caratteristiche dell’animale. Tale esercizio, come molti altri di Giugiaro, non vide la produzione ma non fu assolutamente tempo perso. Il design e tutti i suoi studi sono “manuali” che nella produzione automobilistica ciclicamente vengono consultati.“le buone idee circolano sempre, sono questi gli esercizi da cui si sfornerà il prodotto di serie” -cit. G.Giugiaro

Alfa_Romeo_Iguana