Fiat: Scivolone in borsa, fusione sempre più tesa

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Lo avevamo annunciato ieri in quest’articolo e senza neanche farlo apposta lo scenario da noi immaginato si è quasi realizzato. Infatti noi della redazione nella giornata di ieri avevamo ipotizzato che nonostante il “SI” della maggior parte degli azionisti l’operazione di fusione potrebbe essere comunque a rischio. Questo perché i rappresentanti di ben 100 milioni di azioni hanno votato contro la fusione e quindi possono avere il diritto di non seguire più il neo gruppo FCA vendendo le azioni a 7,72 € per un totale di oltre 700 milioni di euro. Senza contare poi il possibile diritto di recesso del restante 48% degli azionisti che non ha nemmeno partecipato all’assemblea. Quindi verrebbe superata di gran lunga la somma prefissata di 500 milioni di euro disposta dalla famiglia Agnelli per il rimborso di creditori e azionisti.

Fusione fcaMa fino a qui le condizioni sono rimaste invariate, peccate che nella giornata di ieri il titolo in borsa sia stato sospeso per un eccesso di ribasso raggiungendo quota 6,84 euro. E dopo lo scivolone del 7% di ieri sera oggi le cose non stanno migliorando a causa di un -4%. Quindi lo scenario da noi ipotizzato si fa sempre più concreto, anche perchè come stanno le cose converrebbe chiedere il rimborso delle azioni che è valutato circa un euro in più rispetto al valore di borsa. Inoltre gli scambi azionari del titolo erano doppi rispetto al solito. Anche se nella serata di ieri è arrivata una smentita dall’ufficio stampa di Fiat che precisa:

“Sono destituite di ogni fondamento” le indiscrezioni sul mercato secondo cui Fiat avrebbe ricevuto un significativo numero di dichiarazioni di esercizio del diritto di recesso derivante dall’operazione di fusione approvata dall’assemblea straordinaria del primo agosto scorso”, precisando che “il termine per l’esercizio del diritto di recesso decorre da oggi e Fiat non ha ricevuto alcuna dichiarazione di esercizio del diritto di recesso”.

A peggiorare ulteriormente la situazione c’è poi il caso dell’inchiesta cinese secondo cui alcuni marchi stranieri tra cui Fiat sarebbero indagati dalle autorità cinesi per pratiche commerciali scorrette. Per adesso nulla lo si può definire per certo, sicuramente la situazione è anormale e per questa volta potrebbe non bastare il principio democratico secondo cui la maggioranza vince. In ogni caso noi vi terremo informati sul caso.