6C 1500 Sport (1928)

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Sulla scia dei grandi successi della P2 in Alfa si decide di progettare una vettura di media cilindrata che possa dare un successo commerciale. Molti marchi sono orientati a costruire vetture di lusso oltre i due litri di cilindrata, altri a produrre vetture più economiche sotto il litro. Ma Vittorio Jano decide di puntare tutto su una motorizzazione di rottura. E’ un’auto leggera e maneggevole il cui chassis riscuote l’ammirazione degli esperti tanto quanto della clientela che ne decreterà il successo.

Nell’imminenza del lancio della seconda serie della 6C 1500 (è il 1928), in Alfa Romeo si studia una versione più potente e veloce.  La modifica principale avverrà nel propulsore che, pur mantenendo la stessa cilindrata, verrà dotato di una nuova testa – non più fissa ma smontabile – con distribuzione a doppio albero a camme in testa, valvole inclinate di 90° e camere di scoppio emisferiche. Non è la prima Alfa a vantare questo layout, ma per la prima volta un sistema così raffinato viene proposto su una vettura di serie.

La modifica renderà il motore molto più brillante ed elastico, facendo salire anche la potenza massima di 10 CV, da 44 a 54 CV a 4400 giri/min. Anche la velocità sale a 130 Km/h (le vetture con carrozzeria berlina si fermano a 125 Km/h) e le prestazioni sono tali da attrarre numerosi clienti intenzionati ad utilizzare la vettura in gara, nonostante già all’orizzonte si scorgesse la versione Super Sport, ancora più spinta e “corsaiola”. La prima vittoria è quella di Costantino Magistri al Giro di Sicilia, mentre quelle schierate l’anno prima alla Cuneo-Colle della Maddalena già erano dotate di propulsori Super Sport.

La vera vocazione della 6C 1500 Sport è infatti quella di Granturismo: una vettura in grado di raggiungere e mantenere velocità elevate in sicurezza e per lunghi tratti. Non stupisce quindi il fatto che molte delle carrozzerie realizzate su questo chassis fossero di tipo elastico, generalmente più leggere ed in grado di meglio assorbire vibrazioni e rumorosità rispetto alle strutture metalliche. Pioniere di questo sistema era all’epoca il brevetto Weymann (telaio in legno con giunti elastici e pannellatura in pegamoide o similpelle), di cui in Italia era concessionaria la Carrozzeria Alessio, che a sua volta cedeva la licenza ad altri atelier, Farina e Castagna su tutti. La produzione totale sarà di 171 esemplari.

Dopo il successo – sportivo e commerciale – della 6C 1500, l’Alfa Romeo incarica Vittorio Jano di continuare l’evoluzione del modello con una nuova versione di cilindrata leggermente maggiore e nasceranno così le 6C 1750 Sport, Gran Turismo, Super Sport, Gran Sport, GT Compressore.

SCHEDA TECNICA
Motore

anteriore, longitudinale verticale, 6 cilindri in linea
Struttura Monoblocco e testa fissa in ghisa
Cilindrata cc 1487
Alesaggio x corsa mm 62×82
Distribuzione doppio albero a camme in testa con comando ad alberino e coppie coniche
Numero valvole 2 per cilindro
Rapporto di compressione 6:1
Alimentazione carburatore doppio corpo
Accensione a spinterogeno
Raffreddamento a liquido
Lubrificazione a carter umido
Potenza massima 54 CV a 4400 giri/min
Trazione posteriore
Frizione anteriore, pluridisco a secco
Cambio 4 marce + RM
Telaio Longheroni e traverse in lamiera di acciaio
Sospensione anteriore Assale rigido, balestre longitudinali semiellittiche, ammortizzatori a frizione
Sospensione posteriore Assale rigido, balestre longitudinali semiellittiche, ammortizzatori a frizione
Freni a tamburo, meccanici
Sterzo vite e ruota
Serbatoio carburante capacità litri 59
Velocità massima km/h 130