Fiat Chrysler: la querela per l’alterazione dei dati di vendita è legittima

di -
Fiat Chrysler
Fiat Chrysler

Un giudice federale ha valutato come legittima la querela da parte di un concessionario dell’Illinois contro Fiat Chrysler, aggiungendo altra pressione sul celebre produttore di auto italo americano. La sentenza, emessa martedì, permette al Napleton Automotive Group di perseguire nella causa contro  Fiat Chrysler che avrebbe violato le leggi antitrust e di franchising, mettendo sotto pressione il rivenditore dell’Illinois per manipolare i dati delle vendite mensili. Il giudice, tuttavia, ha respinto le accuse di frode e di racket.

In una dichiarazione, un portavoce di Fiat Chrysler ha detto che c’è soddisfazione nel gruppo del numero uno Sergio Marchionne per il fatto che il giudice ha respinto alcune delle affermazioni più gravi della denuncia di Napleton. “Rimaniamo impegnati a portare avanti una vigorosa difesa sulle accuse che restano”,  ha aggiunto la società presieduta da John Elkann. Fiat Chrysler aveva già detto che le accuse nei suoi confronti sono “senza fondamento” .

La sentenza permette al Napleton group, che ha presentato la causa nel mese di gennaio, di iniziare la ricerca di documenti e testimonianze da parte della società. Un portavoce della concessionaria ha rifiutato di commentare. La decisione si aggiunge alle indagini federali che da qualche mese l’FBI sta portando avanti nei confronti di Fiat Chrysler. Quello che si sospetta è che la società abbia violato il suo contratto di distribuzione e violato le leggi statali e federali che proteggono i rivenditori di auto, offrendo ai rivenditori denaro per manipolare i dati di vendita.

Infatti i Concessionari che hanno deciso di non accettare di manipolare i dati sarebbero stati penalizzati da Fiat Chrysler, secondo quanto sostiene l’accusa.  Negli ultimi mesi, il Dipartimento di Giustizia americano e la Securities and Exchange Commission hanno avviato indagini sulle pratiche di Fiat Chrysler e sulle questioni sollevate dal concessionario dell’Illinois. Il gruppo Napleton sostiene che la crescita nelle vendite dei brand del gruppo italo americano sono dovute proprio a queste pratiche.

In un caso, secondo l’accusa al concessionario sarebbero stati offerti 20.000 dollari  per dichiarare la vendita di 40 veicoli che in realtà non sarebbe avvenuta. L’accusa sostiene che in questa maniera si è venuta a creare una differenza di prezzo sui veicoli tra i concessionari che hanno accettato e quelli che non si sono lasciati corrompere, violando in questo modo le leggi antitrust.

Il giudice distrettuale Virginia Kendall ha scritto nel suo parere che è del tutto plausibile che tali incentivi possano aver avuto effetti negativi, violando le leggi sulla concorrenza. Il giudice però ha respinto le più gravi accuse di frode e racket, dicendo che il gruppo Napleton non aveva dimostrato alcun danno o sofferenza causata dalla presunta “attività di racket”.  Virginia Kendall ha aggiunto che Napleton può se vuole fornire maggiori dettagli per corroborare tali affermazioni.

Fiat Chrysler Automobiles
Fiat Chrysler Automobiles

Leggi anche: Alfa Romeo e Maserati: Reid Bigland li vuole fedeli al proprio DNA

Nel mese di luglio, Fiat Chrysler esposta a interrogatorio dalle autorità federali, ha annunciato di voler rivedere le sue pratiche di reporting sulle vendite mensili, andando anche a guardare quello che è accaduto negli ultimi anni. Prima di questo cambiamento nel conteggio delle vetture vendute, il produttore di auto sosteneva di aver accresciuto le sue vendite per 75 mesi consecutivi.

Questo risultato era diventato un motivo di vanto per i dirigenti ed è stato presentato come un importante traguardo per l’amministratore delegato Sergio Marchionne, che ha elencato questo risultato presso il New York Stock Exchange nel 2014. la società ha poi detto che in seguito a questo nuovo modo di conteggiare le vendite, la striscia positiva in realtà si è conclusa dopo 40 mesi nel mese di settembre del 2013. Fiat Chrysler ha detto che sta cooperando attualmente con le autorità federali ma al momento ha rifiutato di lasciare commenti.