Vescovo Melfi scrive a Marchionne: la domenica non si lavora

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Il lavoro è importante ma mai di domenica. È l’invito che monsignor Gianfranco Todisco, vescovo di Melfi,  cittadina famosa anche per essere sede di uno stabilimento del gruppo Fca, ha “girato” all’amministratore delegato Sergio Marchionne.

Il vescovo di Melfi ha innanzitutto elogiato la ripresa lavorativa per lo stabilimento lucano, oggi produttivo come non mai in passato e tornato a pieno regime, ma ha deciso di intervenire in merito alla tutela del riposo domenicale.

Il prelato ha infatti scritto non soltanto al direttore della Sata-Fca, Nicola Intrevado, ma anche all’amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne, invitandolo alla chiusura dello stabilimento almeno di domenica. In realtà è stato richiesto, precisamente, di fermare la produzione della Jeep Renegade e della Fiat 500 X (i modelli attualmente in produzione a Melfi) dalle ore 22 di sabato alle ore 22 di domenica. In questo modo sarà possibile a tutti i lavoratori trascorre la giornata di riposo festivo con i propri familiari.

Il punto cruciale su cui ruota la richiesta del vescovo di Melfi è che il lavoro domenicale è parte integrante di un accordo siglato con i sindacati, dopo che il gruppo ha deciso la ristrutturazione delle linee che in precedenza realizzavano la Punto, con il subentro delle due nuove vetture (di successo) del gruppo. Grazie al buon riscontro della clientela, in fabbrica sono tornati a lavorare migliaia di lavoratori ed è stato ridato nuovamente “ossigeno” anche a tutto l’indotto.

Il prelato comunque nella sua lettera ha riconosciuto i grandi vantaggi prodotti dalla ripresa del lavoro a pieno regime nello stabilimento Fca di Melfi ma si è augurato possa compiersi ‘anche un altro miracolo, cioè che tutti i lavoratori impegnati nella catena di montaggio possano trascorrere l’intera giornata di riposo festivo assieme ai loro familiari. L’esperienza ci insegna che il riposo domenicale è indispensabile, non solo per ritemprare le forze fisiche’. Monsignor Todisco ha inoltre messo in risalto come il riposo domenicale sia anche necessario per consolidare i legami familiari ed ha sottolineato che ‘in fin dei conti consegnare un’automobile con un giorno di ritardo non sconvolge il piano di produzione’.

Per il momento dai vertici di Fca non è arrivata nessuna risposta ma molti si chiedono se gli operai saranno d’accordo con quanto si augura il vescovo, ora che finalmente si è ripreso a lavorare: meglio battere il ferro finché è caldo o trascorrere la domenica in famiglia?

  • beppedelp

    Per carità, rispetto del lavoro e del tempo libero di tutti, però si para di persone che magari fino a poco fa erano in cassa integrazione o addirittura senza lavoro. Credo che ora che le cose sembrano muoversi nella maniera giusta, nessuno protesterà più di tanto per qualche domenica in fabbrica. Il lavoro non è un hobby, è un mezzo che serve per un fine, e se questi è la famiglia. perdonatemi, ma la domenica in fabbrica è comunque sacra.

  • gil.upnatistim

    Sig. Vescovo capisco il fondamento nobilissimo della sua richiesta, ma le macchine vanno prodotte e vendute quando c’è richiesta. In caso contrario non ci resta che pregare: ma con la pancia vuota nostra e dei nostri figli. O sbaglio ?